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Sassicaia 2016 Tenuta San Guido
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Sassicaia 2016 Tenuta San Guido

450,00 €

Il nome della Tenuta San Guido è inestricabilmente legato alle origini di un celebre vino considerato uno dei migliori vini al mondo il Sassicaia. Dal 1968 anno in cui è stata commercializzata la prima annata il Sassicaia ha raggiunto a livello mondiale una fama inaspettata, crescente di anno in anno. Ma in questa tenuta da favola sono numerosi i successi ottenuti in campo enologico: la Tenuta San Guido, il cui nome deriva da San Guido della Gherardesca vissuto nel XIII secolo, è una storica cantina della zona di Bolgheri, situata lungo la costa Etrusca che va da Livorno a Grosseto, nella Maremma toscana. 

Produttore:

TENUTA SAN GUIDO

Formato: 0,75 l

Quantità
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Informazioni utili

Nazione
Italia
Regione
Toscana
Annata 
2016
Formato 
0,75 l
Denominazione 
Bolgheri
Gradazione 
13,5°
Temperatura
16-18 °C
Vitigni
Cabernet Franc, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon
Affinamento
Barrique di Rovere Francese

Descrizione

TIPOLOGIA Bolgheri Sassicaia D.O.C. Sassicaia

ZONA PRODUTTIVA Loc. Vecchio Frantoio - Bolgheri ( Livorno ).

VITIGNO Cabernet Sauvignon 85 % ,Cabernet Franc 15 %

TIPOLOGIA DEL TERRENO I terreni per la produzione di questo vino sono compresi nella delimitazione territoriale della DOC SASSICAIA. Mostrano caratteristiche morfologiche diverse e composite, con forte presenza di zone calcaree ricche di galestro, nonché di sassi e pietre (da cui prende il nome il vino) e parzialmente argillosi. Gli impianti di produzione si trovano ad un’altitudine compresa fra i 100 e i 300 metri s.l.m., con esposizione a Ovest/ Sud-Ovest.

VINIFICAZIONE Selezione uve tramite tavolo di cernita, per eliminare impurità e qualsiasi presenza di acinellatura. Soffice e delicata pressatura e diraspatura delle uve avendo cura di non rompere l’integrità degli acini. Successiva fermentazione alcolica spontanea in acciaio inox a temperatura controllata intorno ai 28°/30°C (senza alcun inoculo di lieviti). Le macerazioni sono state protratte per circa 11-12 gg per il Cabernet Franc e di 13-14 gg per il Cabernet Sauvignon. Frequenti rimontaggi all’aperto e operazioni di délestage ripetute durante la fermentazione alcolica hanno consentito l’ottenimento di mosti eleganti, di buona struttura e ottima componente aromatica. Successivamente è stata completata la fermentazione malolattica sempre in acciaio e del tutto spontanea, che si sono completate a fine Novembre, per poter proseguire poi all’introduzione del mosto in legno.

SISTEMA DI ALLEVAMENTO Cordone speronato ( bassissima resa di uva per ceppo )

COLORE Rosso rubino intenso.

PROFUMO Al naso si esprime su sentori di frutti rossi maturi, frutti di bosco e cola, erbe aromatiche e mandorle tostate

SAPORE Al palato, il sorso è austero, ricco e compatto. Mostra un corpo sostenuto e buona componente acida. Progredisce su note di frutta secca, con finale profondo, persistente.

DESCRIZIONE Estesa su una superficie complessiva di circa 2500 ettari, l’azienda può al momento contare su novanta ettari vitati, che includono 75 ettari dedicati esclusivamente alla produzione del Sassicaia, quest’ultimo nato da un’idea del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, che voleva creare un grande vino in stile bordolese. Trasferitosi nella tenuta toscana nella seconda metà del ‘900, iniziò a fare esperimenti, piantando alcune barbatelle di varietà vitate francesi in una zona fino ad allora assolutamente ignota dal punto di vista vitivinicolo e riuscì a comprendere il potenziale dell’area di Bolgheri e di quei stessi terreni su cui aveva piantato le barbatelle, che presentavano delle caratteristiche uniche, nel microclima molto simili alla zona delle Graves e di Bordeaux e un terreno sassoso, una sassicaia appunto, a cui questo straordinario vino deve il nome. La qualità del prodotto ha permesso al Sassicaia di raggiungere un primato ineguagliabile: si tratta del primo vino italiano di una specifica cantina, che ha una DOC riservata. La denominazione Bolgheri Sassicaia spetta esclusivamente alla Tenuta San Guido della famiglia Incisa della Rocchetta: il disciplinare esistente in merito, infatti, regola che la zona di produzione del Bolgheri Sassicaia DOC sia limitata al podere Sassicaia e che l’uvaggio sia costituita da un minimo dell’80% di cabernet sauvigno

INVECCHIAMENTO Al termine della fermentazione malolattica il vino è stato messo in barrique di rovere francese, (per un terzo legno nuovo e resto, primo e secondo passaggio) dove ha trascorso un periodo di affinamento di 24 mesi, sempre mantenendo separate le masse per provenienza di vigneto e monitorate nella lunga selezione delle masse. L’assemblaggio della massa selezionata è stato effettuato a fine Dicembre, ossia un mese e mezzo prima dell’imbottigliamento e successiva fase d’affinamento in vetro prima della commercializzazione.

Premi

Gambero rosso
Bibenda
AIS
100 / 100
Robert Parker
100 / 100

Abbinamenti

Si sposa deliziosamente a secondi piatti raffinati a base di carni rosse o cacciagione. Ottimo con grigliate di carne, arrosti e filetti di manzo o con i piatti della tradizione toscana, a base di cinghiale.

Produttore

TENUTA SAN GUIDO

Il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri

Fulco Pratesi, attuale presidente onorario del WWF Italia, nel 1984 scrisse:

"In principio fu Bolgheri. Poi venne il WWF Italia".

Nel 1959 Mario Incisa della Rocchetta decise di trasformare la sua riserva di caccia agli uccelli acquatici, costituita da circa 80 ettari di palude d’acqua dolce e circondata da 440 ettari tra bosco allagato, prati umidi, incolti, pascoli e coltivi, nel primo rifugio faunistico privato italiano. Nel 1966 nasce il WWF Italia, che mosse i primi passi proprio a Bolgheri grazie all’impulso dato dal Marchese Incisa e da Fulco Pratesi, fondatori dell’Associazione.

Come primo presidente del WWF Italia, Mario Incisa della Rocchetta invitò S.A.R. Filippo Duca di Edimburgo, presidente del WWF mondiale, a visitare Bolgheri.

Inquadramento geografico e caratteristiche ambientali

Il Rifugio Faunistico di Bolgheri, inserito nel “Sistema delle Oasi del WWF Italia”, è collocato tra la ferrovia tirrenica ed il mare, e si estende per circa 513 ettari interamente compresi nel territorio del Comune di Castagneto Carducci. Mantiene l'aspetto originario della costa maremmana con alternanza di coltivi e siepi alberate a cui seguono prati allagati durante la stagione invernale; a questi succedono gli stagni ad acqua dolce ad andamento stagionale contornati da bosco allagato a Frassino ossifilo Fraxinus angustifolia, che attribuiscono assoluta unicità a questo ambiente. Il bosco costiero dunale separa gli stagni dalla spiaggia naturale, di straordinaria bellezza, dove dominano specie pioniere psammofile quali il Giglio di mare Pancratium maritimum, Eringio marittimo Eryngium maritimum e Ruchetta delle sabbie Cakile maritima.

Airone bianco maggiore (Casmerodius albus, fino a pochi anni fa Ardea alba),con una Rana verde (Rana esculenta) nel becco

Inquadramento normativo

Nel 1977 il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri è stato tra le prime zone umide italiane a fregiarsi del riconoscimento di "Zona Ramsar" (Zona Umida di Importanza Internazionale) proprio per la sua peculiarità di garantire a numerosissime specie di uccelli acquatici la presenza di ambienti idonei alla sosta invernale ed al transito primaverile.

Inserito nella “Rete Natura 2000” della Unione Europea come SIC (Sito di Importanza Comunitaria) per la presenza di habitat rarefatti a livello europeo, e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) per la conservazione degli uccelli selvatici, il Padule di Bolgheri rappresenta una delle aree naturali più importanti della Toscana.

Presenze faunistiche

Straordinari i voli invernali di migliaia di anatre di superficie: Germano reale, Alzavola, Fischione, Canapiglia, Codone, Mestolone, a cui in primavera si aggregano le Marzaiole. Di rilevante importanza la presenza invernale di Oca selvatica (500-700 individui), simbolo dell’Oasi, che rendono il padule di Bolgheri uno dei più importanti siti di svernamento per la specie in Toscana.

In inverno sono presenti grandi stormi di Pavoncella, con contingenti fino a 1.800 individui, a cui si aggrega il raro Piviere dorato. Importante la presenza del Colombaccio, stimato talvolta in decine di migliaia di individui, che utilizza come dormitorio il bosco costiero.

Numerosi anche i Beccaccini ed ardeidi di varie specie, tra cui il rarissimo Tarabuso e l’Airone guardabuoi, quest’ultimo presente con un dormitorio notturno di circa 700 individui. Tra i rapaci svernanti si citano l’Albanella reale, Falco di palude, lo Smeriglio, il Pellegrino.

In primavera l'Oasi registra il transito di numerose specie di uccelli trampolieri: la Pittima reale, il Combattente, il Totano moro, la Pettegola, il Piro-piro boschereccio, il Cavaliere d'Italia e l'Avocetta sono tra i più frequenti. Anche l'Airone rosso, la Sgarza ciuffetto, la Nitticora ed il Tarabusino transitano in primavera sugli stagni dell'Oasi.

La coppia nidificante di Cicogna bianca (Ciconia ciconia)

Dal 2008 l’Oasi ospita una coppia nidificante di Cicogna bianca, tornata a nidificare in alta Maremma dopo un’assenza di circa 200 anni, ed una garzaia (colonia di aironi) costituita da Airone guardabuoi, Garzetta e Sgarza ciuffetto.

Tra i migratori primaverili nidificanti in Oasi si segnalano il Rigogolo, la Ghiandaia marina, nidificante dal 1999, il raro Cuculo dal ciuffo, il Cannareccione, la Cannaiola, l’Averla piccola, la Rondine.

Nel bosco allagato nidificano il Picchio rosso minore, vera rarità del Padule, il Torcicollo, il Rampichino ed il Pettirosso.

La spiaggia del Rifugio Faunistico da ospitalità al raro Fratino, piccolo trampoliere legato agli arenili naturali, nidificante con circa 4-6 coppie.

Tra i mammiferi si segnalano il Capriolo, il Daino, il Cinghiale, l'Istrice, la Volpe, la Martora, la Faina, la Donnola, il Moscardino.

Tra i rettili si citano la Testuggine palustre, la Testuggine terreste ed il Cervone, tutte specie fortemente rarefatte in tutto il Mediterraneo, oltre al Biacco, la Natrice dal collare e la Vipera Tra gli anfibi si segnalano la Rana verde, il Rospo comune, il Rospo smeraldino, la Raganella intermedia ed il Tritone crestato.