Bolgheri DOC Guidalberto 2019 Tenuta San Guido
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Bolgheri DOC Guidalberto 2019 Tenuta San Guido

38,20 €

Nicolò Incisa della Rocchetta

Quest’ultimo, vissuto agli inizi dell’Ottocento nel Bolgherese è stato pioniere di un’agricoltura moderna, celebre anche per aver piantato il famoso Viale dei Cipressi.

Così Nicolò Incisa spiega la scelta del nome e della creazione del nuovo vino:

La nascita di questo secondo vino ha alle spalle almeno tre motivi:

La volontà di cimentarci con un’uva da noi mai utilizzata, il Merlot, il desiderio di offrire al consumatore un prodotto che possa essere apprezzato più giovane e infine l’opportunità di poter selezionare ulteriormente le uve da destinare al Sassicaia”

Produttore:

TENUTA SAN GUIDO

Formato: 0,75 l

Quantità
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Informazioni utili

Nazione
Italia
Regione
Toscana
Annata 
2019
Formato 
0,75 l
Denominazione 
Bolgheri
Gradazione 
13°
Temperatura
18-19 °C
Vitigni
Merlot, Cabernet Sauvignon
Affinamento
Barrique

Descrizione

Denominazione: Toscana Indicazione Geografica Tipica

Prima annata: 2000

Uvaggio: 60 % Cabernet Sauvignon, 40 % Merlot

Dati analitici: Grado alcolico: 13,00%, PH: 3,46, Acidità totale: 5,90, Zuccheri residui: 0,09 gr/l

Tipologia dei terreni: I terreni su cui insistono i vigneti hanno caratteristiche morfologiche varie e composite con forte presenza di zone calcaree ricche di galestro e di sassi e parzialmente argillosi; si trovano a un’altitudine compresa fra i 100 e i 300 metri s.l.m., con esposizione a Sud/ Sud-Ovest.

Sistema di allevamento: Cordone speronato

Densità d’impianto: 6.250 ceppi di vite per Ha

Andamento climatico e caratteristiche dell’annata: Dopo un autunno alquanto mite con temperature spesso al di sopra della media stagionale e con sporadiche piogge, l’inverno è invece stato notevolmente rigido. Dalla fine di Febbraio i venti gelidi provenienti dalla Siberia (Buran) hanno fatto crollare la colonnina del mercurio ben al di sotto dello zero innevando anche la pianura di Bolgheri per ben due volte. Una situazione che non si verificava da molti anni, con temperature diurne e notturne che si sono mantenute per diverse settimane tra i -2 e i -5 °C. Dal punto di vista agronomico è stata una vera fortuna prolungando il fermo vegetativo, aiutando l’eliminazione naturale dei parassiti della vite ma anche alimentando le riserve idriche del sottosuolo. La prima settimana di Marzo ha visto un leggero rialzo delle temperature e l’arrivo di consistenti precipitazioni, ma subito dopo un ulteriore ondata di freddo con temperature al di sotto della media stagionale e piogge frequenti, ha tardato il germogliamento delle viti. La primavera è arrivata da metà Aprile con l’arrivo delle belle giornate e il rialzo delle temperature. Temperature che per circa 15-20 giorni sono state eccessive e fuori della norma stagionale, ma rientrando la situazione nella condizione di normalità con la prima decade di Maggio.

Ottima è stata la vegetazione delle piante rigogliosa in un’annata favorevole anche sotto il profilo della riserva idrica dei suoli e delle temperature. Il mese di Maggio e di Giugno il clima è stato caratterizzato da sporadiche piogge alternate a belle giornate di sole, creando condizioni che sebbene abbiamo impegnato una maggiore presenza di manodopera nei vigneti, sono comunque state nettamente favorevoli per la vitivinicoltura consentendo il completamento delle fasi di fioritura e allegagione sotto i migliori auspici.

Il caldo più intenso si è manifestato dai primi di Luglio con assenza di piogge e scarsa ventilazione, comportando temperature al di sopra della media sia di giorno che di notte.

Tale situazione si è protratta fino alla prima decade di Agosto dopodiché, l’arrivo di una perturbazione di origine atlantica, ha consentito di normalizzare la situazione con temperature che hanno teso ad abbassarsi, ritornando nella media stagionale. Sporadiche piogge cadute a metà Agosto hanno scongiurato qualsiasi rischio di sofferenza idrica e dato nuova vigoria alle piante. Dal 20 agosto le temperature hanno nuovamente teso ad alzarsi ma pur sempre restando ben al di sotto la media stagionale e, per tale ragione, si è verificato un netto rallentamento della maturazione fenolica delle uve e dato origine a qualche sporadico caso di acinellatura specialmente nel Merlot. Dall’altra parte questa condizione metereologica ha, però, consentito una maggiore permanenza in pianta delle uve che, specie per il Merlot, è stato un fattore ottimale.

La vendemmia delle uve di Merlot è iniziata con un ritardo medio di circa 10 giorni rispetto alle precedenti annate mentre le uve di Cabernet Sauvignon sono state raccolte a partire dalla seconda decade di Settembre per concludersi nei primi giorni di Ottobre. Le condizioni metereologiche hanno fortemente caratterizzato l’annata dando origine ad uve sane, con ottima componente aromatica ma con più basso contenuto zuccherino rispetto alla normalità delle ultime annate. Uve sane, croccanti e ben invaiate sono arrivate in cantina dando origine a mosti equilibrati, con tenore alcolico contenuto e con tannini dolci e vellutati. La freschezza del vino conferita dalla buona acidità e giusto rapporto di PH, un tenore alcolico più contenuto ma al tempo stesso una struttura ben evidente sono le caratteristiche che contraddistinguono questa annata 2018.

Epoca vendemmiale: La vendemmia, rigorosamente a mano, è iniziata con i Merlot nei primi giorni di Settembre e proseguita da metà del mese con i Cabernet Sauvignon completandosi la prima settimana di Ottobre.

Note di vinificazione: Cernita e accurata selezione a mano dei grappoli e acini, mediante tavolo di cernita. Soffice pressatura e diraspatura dei grappoli per evitare la rottura degli acini e cessione eccessiva di tannini. Fermentazione alcolica in tini di acciaio inox a temperatura controllata mantenuta intorno a 26-28°C, senza alcuna aggiunta di lieviti esterni. Le macerazioni di questa annata sono state di circa 1013 gg per le uve di Merlot e di 13-16 gg per le uve di Cabernet Sauvignon, con frequenti operazioni di rimontaggio e di délestages per ottenere mosti più equilibrati e favorire l’estrazione aromatica. Anche la fermentazione malolattica, iniziata ai primi di Novembre, è stata completamente svolta in tini di acciaio, al termine della quale i mosti sono stati messi in barrique per l’affinamento.

Affinamento: Al completamento della fermentazione malolattica il vino è stato posto in barrique di rovere francese e, in piccola parte, legno americano per un periodo di 15 mesi.

Produttore

TENUTA SAN GUIDO

Il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri

Fulco Pratesi, attuale presidente onorario del WWF Italia, nel 1984 scrisse:

"In principio fu Bolgheri. Poi venne il WWF Italia".

Nel 1959 Mario Incisa della Rocchetta decise di trasformare la sua riserva di caccia agli uccelli acquatici, costituita da circa 80 ettari di palude d’acqua dolce e circondata da 440 ettari tra bosco allagato, prati umidi, incolti, pascoli e coltivi, nel primo rifugio faunistico privato italiano. Nel 1966 nasce il WWF Italia, che mosse i primi passi proprio a Bolgheri grazie all’impulso dato dal Marchese Incisa e da Fulco Pratesi, fondatori dell’Associazione.

Come primo presidente del WWF Italia, Mario Incisa della Rocchetta invitò S.A.R. Filippo Duca di Edimburgo, presidente del WWF mondiale, a visitare Bolgheri.

Inquadramento geografico e caratteristiche ambientali

Il Rifugio Faunistico di Bolgheri, inserito nel “Sistema delle Oasi del WWF Italia”, è collocato tra la ferrovia tirrenica ed il mare, e si estende per circa 513 ettari interamente compresi nel territorio del Comune di Castagneto Carducci. Mantiene l'aspetto originario della costa maremmana con alternanza di coltivi e siepi alberate a cui seguono prati allagati durante la stagione invernale; a questi succedono gli stagni ad acqua dolce ad andamento stagionale contornati da bosco allagato a Frassino ossifilo Fraxinus angustifolia, che attribuiscono assoluta unicità a questo ambiente. Il bosco costiero dunale separa gli stagni dalla spiaggia naturale, di straordinaria bellezza, dove dominano specie pioniere psammofile quali il Giglio di mare Pancratium maritimum, Eringio marittimo Eryngium maritimum e Ruchetta delle sabbie Cakile maritima.

Airone bianco maggiore (Casmerodius albus, fino a pochi anni fa Ardea alba),con una Rana verde (Rana esculenta) nel becco

Inquadramento normativo

Nel 1977 il Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri è stato tra le prime zone umide italiane a fregiarsi del riconoscimento di "Zona Ramsar" (Zona Umida di Importanza Internazionale) proprio per la sua peculiarità di garantire a numerosissime specie di uccelli acquatici la presenza di ambienti idonei alla sosta invernale ed al transito primaverile.

Inserito nella “Rete Natura 2000” della Unione Europea come SIC (Sito di Importanza Comunitaria) per la presenza di habitat rarefatti a livello europeo, e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) per la conservazione degli uccelli selvatici, il Padule di Bolgheri rappresenta una delle aree naturali più importanti della Toscana.

Presenze faunistiche

Straordinari i voli invernali di migliaia di anatre di superficie: Germano reale, Alzavola, Fischione, Canapiglia, Codone, Mestolone, a cui in primavera si aggregano le Marzaiole. Di rilevante importanza la presenza invernale di Oca selvatica (500-700 individui), simbolo dell’Oasi, che rendono il padule di Bolgheri uno dei più importanti siti di svernamento per la specie in Toscana.

In inverno sono presenti grandi stormi di Pavoncella, con contingenti fino a 1.800 individui, a cui si aggrega il raro Piviere dorato. Importante la presenza del Colombaccio, stimato talvolta in decine di migliaia di individui, che utilizza come dormitorio il bosco costiero.

Numerosi anche i Beccaccini ed ardeidi di varie specie, tra cui il rarissimo Tarabuso e l’Airone guardabuoi, quest’ultimo presente con un dormitorio notturno di circa 700 individui. Tra i rapaci svernanti si citano l’Albanella reale, Falco di palude, lo Smeriglio, il Pellegrino.

In primavera l'Oasi registra il transito di numerose specie di uccelli trampolieri: la Pittima reale, il Combattente, il Totano moro, la Pettegola, il Piro-piro boschereccio, il Cavaliere d'Italia e l'Avocetta sono tra i più frequenti. Anche l'Airone rosso, la Sgarza ciuffetto, la Nitticora ed il Tarabusino transitano in primavera sugli stagni dell'Oasi.

La coppia nidificante di Cicogna bianca (Ciconia ciconia)

Dal 2008 l’Oasi ospita una coppia nidificante di Cicogna bianca, tornata a nidificare in alta Maremma dopo un’assenza di circa 200 anni, ed una garzaia (colonia di aironi) costituita da Airone guardabuoi, Garzetta e Sgarza ciuffetto.

Tra i migratori primaverili nidificanti in Oasi si segnalano il Rigogolo, la Ghiandaia marina, nidificante dal 1999, il raro Cuculo dal ciuffo, il Cannareccione, la Cannaiola, l’Averla piccola, la Rondine.

Nel bosco allagato nidificano il Picchio rosso minore, vera rarità del Padule, il Torcicollo, il Rampichino ed il Pettirosso.

La spiaggia del Rifugio Faunistico da ospitalità al raro Fratino, piccolo trampoliere legato agli arenili naturali, nidificante con circa 4-6 coppie.

Tra i mammiferi si segnalano il Capriolo, il Daino, il Cinghiale, l'Istrice, la Volpe, la Martora, la Faina, la Donnola, il Moscardino.

Tra i rettili si citano la Testuggine palustre, la Testuggine terreste ed il Cervone, tutte specie fortemente rarefatte in tutto il Mediterraneo, oltre al Biacco, la Natrice dal collare e la Vipera Tra gli anfibi si segnalano la Rana verde, il Rospo comune, il Rospo smeraldino, la Raganella intermedia ed il Tritone crestato.